Ciao Cicci - Il ricordo di Checco Coniglio

Il 12 agosto 2021 ci ha lasciati Cicci Foresti, un uomo che per Bologna e per il jazz ha dato tanto e al quale saremo sempre grati, e a cui dedicheremo il Bologna Jazz Festival 2021.

Pubblichiamo qui un ricordo di Checco Coniglio, Presidente onorario del Bologna Jazz Festival.

Ieri mattina alle 7 si è spento Cicci Foresti.
Dopo Alberto Alberti, Nardo Giardina, Amedeo Tommasi, Gigi Cremonini, Francesco Lo Bianco, Annibale Modoni, Henghel Gualdi, Massimo Mutti e tanti altri, sono rimasto senza parole. Ho chiamato Pupi Avati per dargli la brutta notizia e insieme abbiamo rievocato i tempi passati e ragionato come due persone ancora vive per caso.

Cicci non era più inserito nel mondo del jazz bolognese perché dagli anni '80 viveva in Kenya, però va ricordato agli appassionati che Alberto Alberti e Cicci Foresti rappresentano il binomio che dalla fine degli anni '50 al 1975 ha reso Bologna una capitale del jazz europeo. Infatti i 15 "Festival Internazionale del Jazz" che hanno organizzato hanno mostrato agli italiani i migliori musicisti del mondo. Se oggi a Bologna non si contano i festival, rassegne, locali e altre iniziative, lo si deve a loro.

Massimo Mutti e Alberto Alberti hanno fatto bene a far rivivere nel 2006 il grande Festival del passato. Massimo poi, dopo la scomparsa di Alberto, ha continuato, con il mio modesto aiuto, finchè dopo qualche anno ha creato la sua ottima struttura. Poi purtroppo ci ha lasciato anche lui, ma fortunatamente la struttura ha retto egregiamente e il Festival continua con un grande consenso da parte del pubblico.

Tornando a Cicci, è stato dal 1958 al 1964 il manager della Rheno, la Band dove hanno suonato Nardo Giardina, Pupi Avati, Lucio Dalla, Franco Franchini, io e altri, band che ha vinto il Concorso delle giovani Jazz band nell’ambito del Primo Festival Europeo del Jazz di Cap d’Antibes, nel 1960.

Cicci, oltre a essere un goliardo a cui piacevano gli scherzi, è stato il migliore amico che Pupi abbia avuto nella sua vita. Infatti, negli anni '60 il loro rapporto era molto stretto e quotidiano. Sono famose le loro imprese: quando andavano a piedi da via Saragozza 114, dove Pupi abitava, al centro di Bologna, avevano concordato che nei bar di destra uno offriva il Campari all’altro, e viceversa nei bar di sinistra, per cui arrivavano in centro abbastanza su di giri.

Un altro esempio della goliardia che piaceva a Cicci avvenne a Lugo, mentre aspettavamo di suonare in teatro insieme al gruppo di Franco Cerri. Eravamo a cena in un ristorante, io ero seduto vicino a lui e avevamo ordinato tutti il pollo con le patatine. Quando il cameriere arrivò con due piatti, uno lo diede a Pupi e uno a me. Allora Cicci, con un atteggiamento molto sgarbato, afferrò il mio piatto, se lo mise sul tavolo davanti a lui, e disse: “ Questo lo prendo io”. Io mi ribellai e ripresi il piatto e me lo misi davanti. Lui si arrabbiò, gridò: "Insomma….”, riprese il piatto e lo rovesciò sul pavimento. Rimasi pietrificato, balbettavo e non sapevo cosa dire e cosa fare. Quando ci incontravamo, Cicci mi diceva: "Ti ricordi di quando ti ho rovesciato il piatto sul pavimento?”, e ridevamo ancora.

Intorno agli anni '80, Cicci si innamorò del Kenya, dove qualche tempo dopo si trasferì quasi a tempo pieno. Nel 2017 è ritornato a Bologna, dove ieri mattina ci ha lasciato.

Era nato a Bologna nel 1936: riposa in pace caro Cicci.

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